Officine Birraie https://officinebirraie.it/ Sun, 15 Dec 2024 15:36:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 https://officinebirraie.it/wp-content/uploads/2023/08/LogoOffB-100x100.png Officine Birraie https://officinebirraie.it/ 32 32 238853590 Il Logo https://officinebirraie.it/il-logo/ Tue, 05 Mar 2024 08:36:08 +0000 https://officinebirraie.it/?p=2153 IL LOGO OFFICINE BIRRAIE IL LOGO OFFICINE BIRRAIE La storia comincia, come sempre accade, con un racconto le cui vicende riferiscono di un viaggio consapevole e lento in sella ad un biciclo. E’ la storia di Sir Wilson, con il suo stile impeccabile, dai grandi baffi d’altri tempi, con il suo irrinunciabile cilindro, che sente […]

L'articolo Il Logo proviene da Officine Birraie.

]]>

IL LOGO
OFFICINE BIRRAIE

IL LOGO OFFICINE BIRRAIE

La storia comincia, come sempre accade, con un racconto le cui vicende riferiscono di un viaggio consapevole e lento in sella ad un biciclo.

E’ la storia di Sir Wilson, con il suo stile impeccabile, dai grandi baffi d’altri tempi, con il suo irrinunciabile cilindro, che sente un desiderio profondo di intraprendere un viaggio alla ricerca di qualcosa di diverso e di autentico. Si allontana dalle mete affollate del quotidiano per avventurarsi in mondi che, per molti, passano inosservati. 

Attraverso il suo percorso Sir Wilson scopre che la vera connessione non è sempre legata a luoghi fisici, ma ne trova il significato nelle esperienze condivise, nei momenti di riflessione, nei rapporti umani autentici, nella creatività, nelle tradizioni, nelle storie tramandate, così come in tutte le manifestazione dell’arte. 

Il suo viaggio diventa una celebrazione della personale trasformazione, in cui sarà egli stesso a vestire i panni di un avventuroso comandante di vascello, di un sognante musicista, di uno scienziato visionario, di un direttore d’orchestra, di un euforico viaggiatore, di un malinconito emigrante, trovando la libertà di essere chi vuole senza il peso delle aspettative.

Rimuove il suo cilindro nero alto e affusolato, che si erge come una torre di dignità sulla sua testa, con l’intenzione di essere il protagonista di nuove storie senza per questo rinunciare alla propria.
Ogni piega dei tessuti dei nuovi abiti racconta la costruzione del suo rinnovamento, così come il suo ghigno sagace onora e celebra il coraggio di ogni cambiamento. 

Durante il suo viaggio, Sir Wilson fa incontri casuali con persone che, come lui, sono in cerca di qualcosa di più.

Si siede con estranei in caffè senza nome, scambiando storie e riflessioni. Trova connessioni fugaci, ma profonde, in questi luoghi inaspettati, dove le vite si intrecciano brevemente prima di separarsi di nuovo. 

La sua storia di trasformazioni è un tributo alla bellezza nascosta nei luoghi immaginari e al potere trasformativo di un viaggio fuori dagli schemi.

Questo straordinario gentiluomo dai grandi baffi, con il suo cilindro, biciclo e frac, incarna la filosofia che c’è dietro l’idea delle “Officine”, un luogo in cui si respira l’elettrizzante profumo della creatività e della scoperta pur conservando l’arte del recupero.

Qui vengono coltivate passioni, e lo spazio condiviso diventa un luogo di incontri e collaborazioni improbabili, un luogo creativo in cui vengono favorite le condizioni per l’operosità, la creazione di cose e ricette nuove.

Desideriamo che il messaggio di Sir Wilson sia dentro ogni sorso delle birre che ha ispirato, e che le birre stesse possano essere di ispirazione per chiunque stia per affrontare un percorso di facili cambiamenti o difficili rinnovamenti.

L'articolo Il Logo proviene da Officine Birraie.

]]>
2153
Il Malto https://officinebirraie.it/il-malto/ Mon, 04 Mar 2024 16:22:58 +0000 https://officinebirraie.it/?p=2042 IL MALTO L’orzo è l’ingrediente più adatto alla produzione della birra grazie alla sua equilibrata composizione di amidi e proteine, e alla presenza di bucce (glumelle), che preservano i semi durante l’immagazzinamento e concorrono ad agevolare la filtrazione del mosto. La caratteristica dell’orzo più apprezzata dai birrai è il forte potere diastatico dei suoi enzimi, un […]

L'articolo Il Malto proviene da Officine Birraie.

]]>

IL MALTO

L’orzo è l’ingrediente più adatto alla produzione della birra grazie alla sua equilibrata composizione di amidi e proteine, e alla presenza di bucce (glumelle), che preservano i semi durante l’immagazzinamento e concorrono ad agevolare la filtrazione del mosto.
La caratteristica dell’orzo più apprezzata dai birrai è il forte potere diastatico dei suoi enzimi, un termine tecnico che indica la capacità di trasformare l’amido in zuccheri.
Per attivare questi enzimi è necessario fare germinare l’orzo in modo controllato, cioè maltarlo.
Il processo inizia bagnando il cereale con acqua, spargendolo su ampie superfici e mantenendolo umido e arieggiato. La crescita della radichetta indica il proseguire della germinazione: quando raggiunge una dimensione pari a circa i due terzi del chicco rapidamente si procede a bloccarne la germinazione, essiccando l’orzo a bassa temperatura (70-SO”C), per tutelare i preziosi enzimi appena sviluppati.
La produzione dei malti chiari si suddivide in almeno due grandi gruppi, in funzione delle regioni birrarie di provenienza. Nel mondo anglosassone si utilizza tradizionalmente orzo con basso tenore di proteine, che viene sottoposto a una germinazione più spinta e a temperature finali di essiccazione leggermente più alte.
Ne risulta un malto più colorato, che darà birre leggermente più ambrate e saporite a scapito della ridotta forza enzimatica: non sopporterà pertanto l’aggiunta di succedanei amidacei come riso o mais.
Il maris otter è un classico esempio di questa tipologia e talvolta è citato in etichetta dal birraio, per sottolineare la qualità degli  ingredienti  utilizzati. 
Nell’Europa continentale   (Germania,  Francia  e Belgio)  è diffuso il malto  pils,  ottenuto da orzi più  ricchi in proteine,  con  germinazione più breve ed essiccazione  a temperature più basse. Avremo malti più chiari, con maggiore forza diastatica, quindi più adatti a sopportare l’aggiunta di succedanei.
L’addizione di mais e riso  è oggi una  pratica  ampiamente  utilizzata  in ambito industriale, per  contenere i costi di produzione, ma incide sulla pienezza di sapore della birra finita.
Esistono, inoltre, svariate tipologie di malti, prodotti con differenti temperature di essiccazione, che danno gradi diversi di tostatura e permettono di aumentare l’intensità e la varietà dei colori e dei sapori. I carboidrati e gli zuccheri semplici presenti nel malto sono particolarmente sensibili alla temperatura e, a partire da 120-130° C, iniziano a trasformarsi in sostanze con interessanti qualità organolettiche. Si aggiungono cosi sentori di crosta di pane, frutta secca, nocciola, caramello, cioccolato e caffè per arrivare, con il raggiungimento dei 200°C, a note decisamente torrefatte.
In campo anglosassone si impiega anche il crystal, un malto che permette di ottenere birre con basso grado alcolico, preservando una buona intensità gustativa. Fra i malti “speciali” possiamo ricordare il Peated, che aggiunge note torbate da whisky, quelle ad esempio che ritroviamo nell’Adelscott. In campo germanico troviamo il Rauch, con decise note di legno affumicato (faggio), utilizzato con abbondanza nella Schlenkerla, una delle più famose birre di Bamberga.
Queste birre ci rammentano i sapori del passato, quando i malti essiccati a fuoco diretto erano apportatori di decise note affumicate. Gli inglesi posero grande attenzione nel cercare di ottenere malti dal gusto più pulito arrivando per primi a produrre birre chiare.
Queste pale ale trovarono un immediato riscontro nel pubblico dell’epoca e i mastri birrai apprezzarono la maggiore resa produttiva dei nuovi malti. Non a caso le innovazioni si svilupparono soprattutto nel Regno Unito, patria della rivoluzione industriale che favorì l’introduzione di nuove attrezzature e strumenti nelle fabbriche di birra. I birrai continentali furono anch’essi interessati a questi cambiamenti.
È noto che i due più famosi mastri birrai del tempo, Gabriel Sedlmayr, della Spaten di Monaco, e Anton Dreher, di Vienna, si recarono nel 1833 in Inghilterra per vedere di persona le nuove tecniche di essiccazione. Si narra che Sedhnayr si dotò di un bastone da passeggio cavo per “campionare” i nuovi malti e poi studiarli con maggior calma e attenzione. Al ritorno applicò le nuove conoscenze introducendo una nuova birra, leggermente ambrata, capostipite dello stile marzen/oktoberfest. Dreher sviluppò, invece, una birra di colore rosso ambrato, che rimarcava le note caramellate del nuovo malto, introducendo lo stile vienna. Oggi, purtroppo, i due stili birrari sono poco praticati, salvo in alcune birrerie artigianali. Rimangono a testimonianza di quei tempi i malti  monaco  e vienna, che continuano a fornire il loro contributo di aromi e sapori anche in altre tipologie di birre (bock, dunkel…).
Le malterie attuali risentono purtroppo di un fenomeno di accorpamento in fabbriche di grandi dimensioni che, avvantaggiandosi di un effetto di scala, mettono in difficoltà le piccole produzioni con prodotti a basso costo e poco caratterizzati. Ciò ha portato alla “estinzione” di alcuni malti speciali; ad esempio qualche anno fa fù interrotta la produzione del Biscuit, un malto speciale della De Wolf Cosyns. Sembra, fortunatamente, che qualcosa stia cambiando grazie soprattutto alla diffusione dei birrifici artigianali, interessati ad acquistare prodotti di qualità. Infatti, recentemente, il biscuit è tornato in produzione per soddisfare le esigenze del nuovo mercato, piccolo ma significativo e con buone possibilità di crescita.

L'articolo Il Malto proviene da Officine Birraie.

]]>
2042
Luppolo https://officinebirraie.it/il-luppolo/ Mon, 04 Mar 2024 14:54:48 +0000 https://officinebirraie.it/?p=2020 IL LUPPOLO La birra nasce con un sapore dolciastro, dovuto ai residui zuccherini e fin dall’antichità si è sentita la necessità di bilanciarla con sostanze amaricanti. Nel Medioevo era pratica comune aggiungere il Gruit, una miscela di erbe aromatiche, spezie ed essenze (salvia, mirto, rosmarino, assenzio, pepe, lamponi. . .) la cui ricetta esatta variava da […]

L'articolo Luppolo proviene da Officine Birraie.

]]>

IL LUPPOLO

La birra nasce con un sapore dolciastro, dovuto ai residui zuccherini e fin dall’antichità si è sentita la necessità di bilanciarla con sostanze amaricanti.
Nel Medioevo era pratica comune aggiungere il Gruit, una miscela di erbe aromatiche, spezie ed essenze (salvia, mirto, rosmarino, assenzio, pepe, lamponi. . .) la cui ricetta esatta variava da luogo a luogo. L’introduzione del luppolo, probabilmente graduale, iniziò nei monasteri, grazie agli orti officinali.
L’innovazione è attribuita alla monaca Hildegard von Bingen dell’abbazia di Rupertsberg, in Germania, che nel XII secolo studiò le proprietà amaricanti e conservanti del luppolo. La possibilità di rendere più gradevole la birra, proteggerla dai microrganismi e stabilizzarne la schiuma fu sempre più apprezzata, in Germania, nei Paesi Bassi e più tardi nel Regno Unito.
L’affermazione dell’introduzione del luppolo fu favorita dal migliore livello qualitativo delle birre tedesche di quel tempo che, grazie ad alcune innovazioni nel processo, si erano costruite una solida posizione nel mercato birrario europeo. Il luppolo ( Humulus lupulus) è una pianta rampicante dioica, cioè con individui maschili e femminili separati, e cresce bene nei climi temperati, raggiungendo altezze notevoli (6-9 metri).
All’interno dei coni floreali femminili si ritrovano palline giallastre (luppolina), che contengono resine e oli essenziali, rispettivamente i principi attivi amaricanti e aromatici. Il luppolo è aggiunto al mosto durante la bollitura, poiché le resine amaricanti diventano solubili solamente ad alta temperatura. Le varie tipologie di luppolo possono apportare note amare più acri e secche (varietà eroica, target, galena) oppure più morbide e rotonde (varietà Saaz, Spalt, Hallertau, Hersbruker, Fuggle).
Gli oli essenziali sono prevalentemente costituiti da sostanze fortemente aromatiche. Sono composti volatili e, per questo motivo, normalmente si aggiungono al mosto, per evitarne l’evaporazione, a fine bollitura o durante la maturazione in botte (luppolatura a secco o dry hopping). Le note aromatiche sono fondamentalmente resinose, balsamiche, ma nelle varie tipologie di luppoli si possono trovare toni più erbacei (Saaz), speziati (Fuggle) o agrumati (Cascade).

L'articolo Luppolo proviene da Officine Birraie.

]]>
2020
Il lievito https://officinebirraie.it/il-lievito/ Fri, 01 Mar 2024 10:03:03 +0000 https://officinebirraie.it/?p=1980 IL LIEVITO Una volta terminata la bollitura, il mosto, che è un liquido torbido e denso, viene fatto raffreddare e vengono aggiunti i lieviti che hanno il compito di trasformarlo in birra. Il compito del mastro birraio è quello di preparare un ottimo pasto per i lieviti, questi sono organismi unicellulari, che hanno la proprietà […]

L'articolo Il lievito proviene da Officine Birraie.

]]>

IL LIEVITO

Una volta terminata la bollitura, il mosto, che è un liquido torbido e denso, viene fatto raffreddare e vengono aggiunti i lieviti che hanno il compito di trasformarlo in birra. Il compito del mastro birraio è quello di preparare un ottimo pasto per i lieviti, questi sono organismi unicellulari, che hanno la proprietà di trasformare gli zuccheri semplici in alcol, anidride carbonica e in una serie di sostanze aromatiche (esteri, alcoli superiori…). Per comodità di classificazione quelli della birra solitamente sono suddivisi in due tipologie:

  • bassa fermentazione (Saccharomyces carlsbergensis);
  • alta fermentazione (Saccharomyces cerevisiae); 

I lieviti a bassa fermentazione tradizionalmente mostrano la capacità di sedimentare, a fine fermentazione, sul fondo del tino, di avere una temperatura ottimale di lavoro fra 8 e l2°C e di produrre una quantità più contenuta di sostanze aromatiche, dando vita a birre pulite ed eleganti, che danno maggiore risalto agli ingredienti utilizzati.
I lieviti ad alta fermentazione tendono a risalire alla superficie a fine fermentazione, hanno una temperatura di lavoro compresa fra 15 e 25°C e sono più adatti a produrre birre aromatiche.
Una importante caratteristica del tipo di lievito, spesso poco conosciuta o zuccheri presenti. Scegliendo opportunamente il lievito è, perciò, possibile ottenere birre di maggiore corpo e minore grado alcolico oppure birre più secche e alcoliche. Oltre a questi aspetti, che riguardano la struttura della birra, i lieviti svolgono un ruolo fondamentale nella sintesi delle sostanze aromatiche.
In particolare le birre ad alta fermentazione utilizzano tipologie di lieviti selezionati appositamente per raggiungere un preciso profilo aro­ matico. Per esempio i lieviti provenienti dall’ex monastero e birrificio di Weihenstephan (ove attualmente si laureano i mastri birrai di Monaco) sono fra quelli più adatti per conferire note fruttate e speziate alle weizen, le birre di grano bavaresi.
Gli aromi caratteristici di questo stile birrario (banana, mela, agrumi e chiodo di garofano) provengono tutti dall’attività metabolica dei lieviti.
La sapienza dei mastri birrai ha saputo, nel corso dei secoli, selezionare le varietà e le condizioni di lavoro più adatte allo stile prescelto. Ha una certa rilevanza, infatti, anche il tipo di fermentatore impiegato.
I più utilizzati, soprattutto nella grande industria, sono quelli cilindro-conici che permettono in continuo lo spurgo dei lieviti, evitando così il rischio di cessioni di sostanze sgradevoli dai lieviti sedimentati.
In tal modo è possibile effettuare la fermentazione e la maturazione nello stesso contenitore, senza travasi, riducendo il rischio di contaminazioni. Inoltre la geometria snella del fermentatore tende ad accentuare l’effetto di “strippaggio” delle sostanze aromatiche da parte dell’anidride carbonica, che si sviluppa durante la fase della fermentazione tumultuosa.
Ne risultano, però, birre che tendono a essere molto pulite, anonime e senza carattere. Molti studi sono stati condotti per le birre weizen nelle quali è importante preservare il patrimonio aromatico e sembra accertato che per questa tipologia siano più adatti i fermentatori tradizionali.
Nel mondo anglosassone sono stati sviluppati vari tipi di fermentatori, tra i più famosi ricordiamo lo Yorkshire Stone Square System, ancora utilizzato nel birrificio Traquair, e il Burton Union System impiegato dalla Marston. Entrambi lavorano in modo ottimale con i loro lieviti tradizionali e tendono a dare carattere e tipicità alle birre prodotte.
Il rischio delle contaminazioni microbiche è il peggiore spauracchio di ogni mastro birraio.
In Belgio, nella valle dello Zenne, i birrai hanno da lungo tempo sviluppato la capacità di controllare i microrganismi ambientali, indirizzandoli verso aromi e sapori, forse un po’ estremi, ma particolarmente interessanti, dando luogo a un’altra tipologia di fermentazione: quella spontanea. I vari microrganismi ambientali (saccaromiceti, brettanomiceti, batteri lattici e acetici) lavorano in successione temporale ottenendo una birra molto secca, citrica, acetica, vinosa (sherry) e con note animali (cuoio) di grande complessità gustativa.

L'articolo Il lievito proviene da Officine Birraie.

]]>
1980
Acqua https://officinebirraie.it/acqua/ Sun, 03 Jul 2022 16:03:27 +0000 https://demo.creativethemes.com/blocksy/catering/?p=428 L’acqua L’acqua è uno degli ingredienti più importanti della birra, infatti il 95% è composto dall’acqua. Nonostante ciò, oggi è un ingrediente spesso sottovalutato dagli stessi birrai, mentre in passato era l’elemento decisivo per la scelta della località in cui avviare la produzione della birra. Ogni birrificio necessita di grandi quantità di acqua: si stima […]

L'articolo Acqua proviene da Officine Birraie.

]]>

L'acqua

L’acqua è uno degli ingredienti più importanti della birra, infatti il 95% è composto dall’acqua. Nonostante ciò, oggi è un ingrediente spesso sottovalutato dagli stessi birrai, mentre in passato era l’elemento decisivo per la scelta della località in cui avviare la produzione della birra. Ogni birrificio necessita di grandi quantità di acqua: si stima che per ogni litro di birra prodotto si consumino 6-9 litri di acqua potabile.
Nelle varie regioni birrarie si ritrovano, in funzione del contenuto salino, differenti tipi di acqua, che hanno favorito lo sviluppo di diverse tipologie di birra.
Le chiare pils necessitano di acqua con bassa durezza per meglio mettere in evidenza la sottile eleganza dei sapori. Le scure porter e stout si giovano del forte contenuto in carbonati delle dure acque di Londra e Dublino per esercitare un effetto tampone sull’ acidità dei malti scuri.
L’ abbondanza di solfati contiene e ammorbidisce l’elevato grado di amaro delle luppolate Indian Pale Ale (IPA).

L'articolo Acqua proviene da Officine Birraie.

]]>
428